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Edicola - Milano, 13 settembre 2012
Edicola

Fnaarc e l’angolo legale

a cura dell’avvocato A. Petriello

Articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Italia Oggi del 13.09.2012

Negli ultimi anni si sono succedute molte modifiche legislative del contratto di agenzia e ben due rinnovi degli Accordi Economici Collettivi. È sicuramente molto ove si consideri che per trent’anni il Codice Civile non era stato mai rivisto e tutto è avvenuto in soli nove anni. Ma ciò che lascia più sconcertati è verificare come nella realtà dei rapporti nulla o quasi sia mutato.

  • L’indennità in caso di cessazione del rapporto come disciplinata, inderogabilmente a svantaggio dell’agente, dall’art. 1751 è nel 90% dei casi (per difetto) liquidata secondo le disposizioni degli AEC.
  • I requisiti per poter essere iscritti come azienda esercitante prevalentemente l’attività di agente di commercio sono ancora quelli della L. 204/85 nonostante l’abolizione del ruolo.
  • Gli agenti italiani sono gli unici al mondo che godono degli enormi benefici di una previdenza integrativa obbligatoria per Legge.
  • La mandante gode della possibilità di modificare unilateralmente uno degli elementi essenziali del contratto sia pure alle condizioni disciplinate dagli AEC.

E questi sono gli aspetti più eclatanti. C’è però da chiedersi perché ciò accade e se tutto questo sia un bene. Alla prima domanda è facile rispondere ricordando che le modifiche sono state imposte allo Stato italiano con una direttiva figlia della cultura tedesca e francese. Il Codice Civile non definisce la figura dell’agente di commercio mentre abbiamo prima visto che non è così (ndr requisiti L.204/85), per l’assoggettabilità all’IRAP ogni agente è una storia a sé e non esiste una norma chiara che dica chi deve pagare e chi no; gli agenti come persone fisiche sono soggetti alla competenza del Giudice del Lavoro mentre chi è in forma societaria deve rivolgersi all’Autorità giudiziaria ordinaria; gli agenti come persone fisiche sono considerati lavoratori parasubordinati: affermazione questa che per un giurista tedesco sarebbe una follia.

Queste differenze e altre hanno determinato nel concreto una disapplicazione della Legge che non tutti sentivano idonea a disciplinare una realtà così complessa in un mercato del lavoro in piena crisi. Le parti sociali quindi, per quanto hanno potuto, hanno utilizzato lo strumento dell’AEC per dare attuazione a ciò che il mercato voleva e l’Europa intendeva abolire. È stato un bene? Io non credo che il nuovo coincida sempre con il meglio. Sono convinto che la Legge debba disciplinare le attività umane nel loro divenire accompagnando i processi di cambiamento senza imporre all’improvviso regole che trovano peraltro la loro origine in culture diverse.

Ricordiamo Antigone: non è possibile per nessuno, nemmeno per l’Europa, legiferare contro la storia e i costumi di un popolo.

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