Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio

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Edicola - Milano, 16 agosto 2012
Edicola

Articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Italia Oggi del 16.08.2012

Contratto e inadempienze

Se le parti convengono, nel contratto, che una determinata inadempienza comporti la risoluzione di diritto del contratto stesso, il giudice, in caso di impugnativa della risoluzione, deve limitare la sua indagine al solo accertamento dell’esistenza dei fatti senza poter procedere alla valutazione dell’entità dell’inadempienza.

Al giudice, cioè, è inibita l’indagine sulla gravità del fatto o la valutazione se il fatto accertato sia talmente tanto grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del contratto (avendo le parti preventivamente e liberamente espresso la loro volontà nel senso che quella determinata inadempienza dovesse avere effetti risolutivi).

Più volte troviamo questa clausola, definita dal codice «clausola risolutiva espressa», a proposito del target di vendita. Più volte, cioè, leggiamo nei contratti che le parti convengono che il mancato raggiungimento di un determinato volume di affari può comportare, a discrezione dell’azienda, la risoluzione di diritto del contratto.

Una volta inserita nel contratto, la clausola è legittima. Ciò che si può e si deve fare, invece, è non lasciare che i fatti travolgano la vita contrattuale e quindi non lasciare che si perfezionino queste inadempienze senza porre rimedi che la legge stessa individua nell’obbligo-diritto di informazione.

Se l’agente di commercio si accorge, nel corso dell’anno, che non riesce a raggiungere l’obiettivo concordato, deve comunicare per iscritto alla mandante tale impossibilità individuandone i motivi, chiedendone la condivisione e, nel contempo, ponendo in essere con la casa mandante tutti gli strumenti necessari per raggiungere il target o per capire se è diventato veramente impossibile raggiungerlo senza colpa dell’agente.

a cura dell’avv. A. Petriello

 

Contratto provato per iscritto

Recependo la normativa comunitaria sul coordinamento dell’attività degli agenti di commercio, il nostro legislatore ha stabilito che il contratto di agenzia debba essere provato per iscritto. Il documento scritto, quindi, non è essenziale per l’esistenza del contratto, che può anche essere verbale, ma è indispensabile per fornire la prova di tutti i patti e le condizioni in esso contenuti.

Si è cercato di mitigare tale obbligo, inserendo nell’articolo 3 dell’Accordo Economico Collettivo del Settore Commercio il comma che prevede che «il requisito della forma scritta prescritto dalla Legge ai fini probatori si intende assolto anche se il consenso delle parti sugli elementi essenziali del contratto individuale non è manifestato in un unico scritto contenente le firme di entrambi i contraenti, ma può evincersi da documenti provenienti da uno solo di essi».

Non vi è dubbio, però, che un atteggiamento prudente e responsabile debba indurre sia le preponenti che gli agenti a formalizzare in un documento quanto convenuto per evitare che a normali incomprensioni possano associarsi quelle relative all’indeterminatezza di quanto pattuito.

a cura degli avv. P. Petriello e F. Randazzo

 

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