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Edicola - Milano, 9 agosto 2012
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L’agente di commercio e «lo scarso rendimento»

a cura dell’avv. A. Petriello

Articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Italia Oggi del 09.08.2012

Si discute molto se lo scarso rendimento dell’agente di commercio nell’esecuzione del mandato possa costituire o meno giusta causa di risoluzione del contratto.

Una corretta analisi del problema deve portare all’eliminazione dal campo di indagine dei casi limite, cioè dell’agente che non abbia prodotto niente in un anno intero o di un’azienda che sia stata messa in liquidazione.

Occorre, pertanto, rimanere nell’alveo della normalità dei rapporti, che poi è quella sempre più difficile da disciplinare. Diciamo quindi che, ove l’attività dell’agente denunzi un calo di fatturato compatibile con il calo generale dell’azienda sul territorio nazionale, non può parlarsi di giusta causa di risoluzione perché non possono in tal caso ascriversi a colpa dell’agente le minori vendite dato il calo generale subito dalla preponente.

Nel caso in cui, invece, sia solo la zona affidata a quell’agente a subire il calo di fatturato, i giudici dovranno valutare se esistono motivi specifici che in quella zona geografica o per quel gruppo di clienti non abbiano prodotto un soddisfacente fatturato oppure se l’agente, con comportamento colpevole, non abbia incentivato le vendite per le quali doveva adoperarsi.

È quindi sempre un esame di fatto affidato al giudice di merito, il quale dovrà poi dar esito all’accertamento di un eventuale inadempimento e della gravità dei fatti – una volta accertati – tale da giustificare la risoluzione del contratto.

Ecco perché il legislatore, prima europeo e poi nazionale, con lungimiranza, ha posto come dovere sia dell’agente sia della casa mandante quello della informazione. I protagonisti del contratto di agenzia non possono pretendere di racchiudere solo in un momento finale l’excursus commerciale di un anno di lavoro.  Essi hanno l’obbligo, secondo i criteri generali e speciali della buonafede, di informarsi reciprocamente non soltanto sulle condizioni del mercato o sull’andamento della produzione, ma anche – e soprattutto – sull’eventuale delusione di reciproche aspettative. In questo modo, strada facendo, è possibile correggere gli errori e recuperare situazioni di crisi senza dover far necessariamente sfociare qualsiasi mancanza in comportamenti patologici che possono trovare solo nelle aule di giustizia il loro naturale epilogo.

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