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Edicola - Milano, 10 gennaio 2013
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L’angolo del legale

a cura degli Avvocati Paolo Petriello e Francesco Randazzo

Articolo pubblicato sul quotidiano nazionale Italia Oggi del 10.01.2013

Il compenso delle prestazioni rese dall’agente è di solito chiamato provvigione, per tale intendendosi una percentuale sull’importo degli affari conclusi.

L’art. 1742 C.C. non è così categorico nella determinazione della forma del compenso, limitandosi a parlare di retribuzione.

In conformità alla disposizione legislativa, la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 12776 del 23 luglio 2012, ha stabilito che non necessariamente le provvigioni devono essere una percentuale, potendo essere rappresentate anche da una somma fissa per ogni contratto concluso.

Con la medesima sentenza il Giudice di legittimità ha anche affermato la validità di un minimo forfettario e/o di un minimo mensile quale forma di retribuzione dell’agente per l’attività svolta. Trattasi di un principio innovatore, tant’è che siffatto compenso trovava applicazione solo nella prassi e veniva strumentalizzato per snaturare l’impianto fondamentale del contratto di agenzia, volendolo così far ricadere nell’alveo del rapporto di lavoro subordinato.

Oggi, invece, a seguito della succitata sentenza non sarà più possibile, o quantomeno risulterà più difficile, voler sostenere che di rapporto di lavoro subordinato trattasi anziché di contratto di agenzia per il solo fatto che l’agente percepisce un fisso mensile.

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