Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio

Fnaarc > Professione Agente di Commercio: Paolo Gobbi
Edicola - Milano, 11 luglio 2013
Edicola

Professione Agente di Commercio: Paolo Gobbi

Primo appuntamento con una rubrica dedicata a sentire i punti di vista e le aspettative dei colleghi.

Sentiamo che ha da raccontarci Paolo Gobbi, 45 anni, milanese.

Paolo Gobbi

Da quando sei Agente di Commercio?

Dall’ottobre dello scorso anno. Da luglio ero uscito da una importante azienda nella quale occupavo un ruolo direttivo.

Quindi una scelta obbligata?

Non proprio. Sicuramente stavo bene nella mia precedente posizione, ma un pensiero sul mettermi in proprio, sul fare qualcosa di mio l’ho sempre avuto. E l’Agente di Commercio è la professione più adatta per chi vuol stare nel centro del mercato. Diciamo che la crisi mi ha dato la spinta necessaria. Il progetto operativo era già pronto.

Dicci di più sul tuo progetto?

Io ho sempre operato nel settore servizi alle imprese e da tempo, parlando con alcuni colleghi, avevo messo a punto un’offerta dedicata alle aziende che mettesse assieme più tematiche, dalla formazione alla sicurezza alla ricerca del personale. Praticamente oggi sono in grado di presentarmi da un potenziale cliente con un’offerta che può interessare varie funzioni. Quello che in termini di marketing si chiama cross-selling.

Come è stato l’inizio?

Sicuramente complesso come tutti gli inizi. Anche perché dovevo cambiare concretamente la mia forma mentale, da dipendente a imprenditore di me stesso. Con soddisfazione la mia prima mandante è stata l’Azienda da cui ero uscito, che è una società di grandi dimensioni. Oggi ho tre mandati e ho trovato un mercato assai interessante nelle aziende medio-piccole. E comincio a raccogliere i primi frutti.

Su che cosa hai puntato per raggiungere i risultati che ti eri fissato?

L’idea è quella di fornire al cliente finale un servizio integrato. Se mi presento con la promessa di coprire il maggiore numero di esigenze ho maggiori probabilità di concludere almeno un contratto. Indispensabile quindi è presentare progetti su misura, utilizzando tutte le professionalità disponibili offerte dalle mandanti. E saper usare con profitto tutte le tecnologie oggi disponibili a costi più che accessibili. Almeno nel mio settore, chi non usa flessibilità e tecnica corre un grave rischio di essere espulso dal mercato.

Come mai ti sei associato alla F.N.A.A.R.C.?

E’ stato un pensiero che mi è venuto subito. Io sono uscito da una realtà aziendale che mi proteggeva in tutto. Mi sono trovato solo ad affrontare tematiche per me nuove, dal fisco, alla previdenza, alla contrattualistica sino all’acquisto dell’autovettura. E da soli oggi non si ha voce in capitolo in nulla.

L’autovettura?

Si è esattamente quello che è successo. Uscito dall’azienda ho dovuto acquistare un’auto. Contando sulla mia esperienza ho immediatamente scelto un modello che per me era perfetto, tenuto conto delle mie necessità di viaggiare e del prezzo. A settembre sono andato in F.N.A.A.R.C. per una valutazione dei miei mandati e per avere chiarimenti sulla previdenza e, parlando con dei colleghi, ho capito subito che avevo scelto l’auto sbagliata. Oggi da soli non si riesce a competere, neppure nell’acquisto di un auto.

Grazie Paolo, e buon lavoro.