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Fnaarc > L’angolo del Legale: attenzione alla durata del contratto
Redazione Fnaarc - Milano, 19 settembre 2013
Redazione Fnaarc

L’art. 1750 I° comma del Codice Civile prevede che il contratto di agenzia a tempo determinato che continui ad essere eseguito dalle parti successivamente alla scadenza del termine si trasforma a tempo indeterminato. Da ciò discende che per il calcolo delle indennità in caso di cessazione del rapporto l’anzianità va calcolata dall’inizio del rapporto proseguito oltre la scadenza.

L’ipotesi più frequente attiene però a contratti a termine che esauriscono la loro validità allo spirare della data prefissata, salva l’espressa previsione di un tacito rinnovo in assenza di disdetta. In tali casi, secondo la Suprema Corte di Cassazione (Sent. n. 9777 del 23.04.2013): “E’ legittima la clausola di tacita rinnovazione di anno in anno salvo disdetta del rapporto di agenzia, senza che, dalla reiterata rinnovazione del contratto a termine, possa trarsi la conseguenza di un unico contratto di agenzia a tempo indeterminato”.

Tale pronunzia arriva inaspettata nella storia del contratto di agenzia ove si consideri che sin dagli Accordi Economici Collettivi del 1988 (art. 11 Commercio) si dichiarava che: “Ai fini dell’indennità di cui al presente articolo si considera a tempo indeterminato il contratto a termine che venga rinnovato o prorogato”.

La pronunzia è poi ancor più onerosa ove si consideri che oggi va letta alla luce della disposizione di cui all’art. 1751 c.c. che statuisce la decadenza dal diritto all’indennità in caso di cessazione del rapporto se non viene richiesta entro un anno dallo scioglimento del rapporto stesso. La sentenza citata crea un importante precedente perché non v’è dubbio che la proroga venga intesa dalle parti non solo come prosecuzione senza soluzione di continuità, ma anche e soprattutto come valutazione complessiva di un unico contratto vissuto per l’appunto a tempo indeterminato, ma che invece a tempo indeterminato non è, secondo i giudici di legittimità.